Mens sana in corpore sano

“Mens sana in corpore sano”: l’importanza di fare sport

Piero-Mescalchin-sub

“Se potessimo dare ad ogni individuo la giusta quantità di nutrimento e di esercizio fisico, né troppo né poco, avremmo trovato la giusta strada per la salute”.

Questa affermazione, fatta da Ippocrate (460-377 a.C.) più di 2.000 anni fa è stata di recente asseverata dalla medicina moderna, basata sull’evidenza, che ha accertato un’influenza importante dell’esercizio fisico su malattie cardiovascolari (ipertensione, coronaropatie ed ictus), diabete tipo 2, cancro della mammella e del colon, problemi di salute mentale (compresa la depressione), obesità, asma, funzioni cognitive dell’età avanzata e infine osteoporosi e cadute/fratture (per quest’ultimi con efficacia provata proprio nella prevenzione primaria).

Fin dall’antichità ci si accorse quindi dell’utilità dell’esercizio fisico, ma contestualmente che un “eccesso” poteva essere nocivo, in particolare in presenza di anomalie anatomo-funzionali individuali. Che lo sport rappresenti un potenziale rischio, anche di morte improvvisa, in soggetti predisposti è stato recentemente documentato (RR di morte improvvisa 2,5 volte maggiore nei giovani sportivi rispetto ai sedentari), ma controllare dal punto di vista sanitario gli sportivi, sia prima dell’accesso allo sport che durante o dopo traumi e/o malattie, è apparso degno di particolare attenzione già da parecchi anni.

Nel 1929, una classe specifica di medici ha iniziato ad interessarsi dello sport e ha fondato la Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI). Da allora Corsi e Congressi, articoli scientifici sull’argomento, la Rivista Medicina dello Sport hanno sottolineato l’importanza della tutela sanitaria delle attività sportive, dimostrando l’utilità e l’efficacia, anche in ambito internazionale, del “modello italiano”.

La Regione Veneto in particolare si è distinta nell’organizzazione territoriale della Medicina dello Sport, nelle iniziative a supporto delle evidenze scientifiche della sua tutela sanitaria e, in collaborazione con l’Ordine dei Medici, nell’aggiornamento professionale dei medici e personale interessato.

Tratto da “Tutela sanitaria dell’attività sportiva. Riferimenti legislativi nazionali e regionali” a cura del Dott. Maurizio Schiavon

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L’esperienza italiana della visita medico-sportiva per l’idoneità agonistica, ormai trentennale, ha dimostrato che l’ECG a 12 derivazioni, in associazione alla storia familiare/personale e all’esame obiettivo dell’atleta, costituisce un protocollo di screening cardiologico efficace che risponde ai principali requisiti dell’OMS:

  1. la sicurezza della pratica dell’attività sportiva agonistica rappresenta un importante obiettivo di medicina preventiva;
  2. lo screening comprensivo di ECG è in grado di identificare con successo atleti ancora asintomatici affetti da malattie cardiovascolari ad alto rischio di MI;
  3. per questi atleti esiste un’efficace strategia preventiva basata non solo sull’esclusione dalla pratica dell’attività fisico-sportiva agonistica ma anche sull’appropriato trattamento con farmaci betabloccanti e/o antiritmici e, se indicato, sulla terapia con defibrillatore impiantabile;
  4. infine, la cosa più importante, vi è dimostrazione che l’identificazione precoce degli atleti con cardiopatia, la restrizione dell’attività sportiva e il successivo management clinico portano a una drammatica riduzione della mortalità.

Per arrivare a queste conclusioni, si sono resi necessari quasi 30 anni di screening cardiovascolare della popolazione atletica italiana. Fino a che non saranno disponibili risultati contraddittori di altri studi, di comparabile numerosità e durata di follow-up, sia osservazionali che randomizzati, l’evidenza scientifica che lo screening ECG riduce il rischio di MI nel giovane atleta rimane solida e convincente.

Pertanto, se si accetta il principio, riconosciuto sia dall’ESC (European Society of Cardiology) che dall’AHA (American Heart Association), della necessità di una valutazione cardiovascolare dell’atleta agonista, i dati disponibili suggeriscono di adottare un protocollo di screening comprensivo di ECG, l’unico di comprovata efficacia.

Per questo, lo screening pre-agonistico con ECG viene attualmente raccomandato dalla maggior parte delle Associazioni e Federazioni Europee di Cardiologia e Medicina dello Sport, nonché dal Comitato Olimpico Internazionale (“Lausanne Recommendations”).

Tratto dalla Rassegna “L’importanza dell’elettrocardiogramma nella visita medico-sportiva per ridurre il rischio di morte improvvisa” a cura di: Domenico Corrado, Federico Migliore, Alessandro Zorzi, Mariachiara Siciliano, Cristina Basso, Maurizio Schiavon, Gaetano Thiene.

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